All’inizio dell’Avvento, Suor Bénédicte è stata invitata a partecipare a una ricevimento di preghiera ecumenica presso la Casa Presidenziale della Repubblica di Lituania per parlare della sua esperienza di speranza maturata in oltre 30 anni di visite ai detenuti. Che la sua testimonianza possa essere un messaggio e una fonte di ispirazione all’inizio dell’Avvento: Dio non è deluso da me“.
“Ho scoperto il significato della speranza qui in Lituania, e in un luogo inaspettato: la prigione. Durante le visite ai detenuti, ho incontrato alcuni che potrebbero essere descritti come “casi senza speranza”. È molto difficile trovarsi faccia a faccia con qualcuno il cui destino sembra segnato: condannato fin dall’infanzia (a volte persino dal concepimento) al fallimento, a una vita “anormale”, all’alcolismo, alla delinquenza e a essere un pericolo sia per se stesso che per la società. Ho sentito alcune guardie dire di loro: “È inutile perdere tempo. Tornerà qui comunque”. Ed è quello che si è tentati di pensare, umanamente parlando. Eppure, dentro di me, nasce il desiderio di provare a dialogare, di cercare di vedere questa persona, non come appare, ma come è veramente nel suo intimo, nella sua profondità probabilmente irraggiungibile.
Poi, sperimento la speranza, una speranza che non è mero ottimismo (“prima o poi ce la farà”), una speranza che non si basa su nulla di umano. Ma c’è, e con essa nasce l’amore per quella persona. Allora ho capito perché, secondo il catechismo, la speranza è una virtù teologale. Deve venire direttamente da Dio, perché non viene da noi; non possiamo crearla. Deve venire da Dio Creatore, che non crea “rifiuti” e che spera sempre nelle persone umane. Nessuno è perduto per Lui, anche se ha commesso atti terribili, anche se è caduto nella trappola della droga o dell’alcol. Dio spera sempre nella persona umana e ci invita a sperare.
Questa speranza non è un sogno di un futuro migliore, fondato sull’ottimismo o sull’illusione che alla fine tutto si risolverà. La vera speranza abbraccia la realtà e tutta la verità, per quanto brutta possa essere. Ma vede oltre, un’altra verità su una persona o una situazione. Questa prospettiva è una grazia, un dono di Dio che dobbiamo semplicemente chiedere.
Questa consapevolezza ne ha portata a un’altra. Un giorno ho capito che Dio non era deluso di me. Questo pensiero mi ha sorpresa, perché spesso sono delusa di me stessa! In effetti, c’è un giudice interiore dentro di noi che trova sempre qualcosa di cui accusarci e un modo per scoraggiarci. E se non riusciamo a sopportare le sue accuse, iniziamo a dare la colpa agli altri. Questo rende le cose un po’ più facili… temporaneamente.
Ciò che ci libera da questa voce critica e ingannevole è lo sguardo di Dio su di noi. Quando incontriamo il Suo sguardo, la speranza, la vera speranza, nasce dal profondo della disperazione e della delusione. È questa speranza che desidero per ognuno di noi”.







